lo studio



Riccardo Sirotti

Claudia Pellerano

STUDIO SIROTTI


Lo studio. Con un po’ di emozione, lo raccontiamo.

Il nostro studio nasce dall’incontro di due vite, la mia e quella di mia moglie Claudia, unite nella quotidianità e nella passione per l’architettura. Lavorare insieme ci permette di condividere non solo il tempo, ma anche le idee, i silenzi, le intuizioni che danno forma ai nostri progetti.

Progettiamo case che raccontano chi le abita, spazi che accolgono e luoghi che ispirano emozioni.

Ogni progetto è un dialogo tra materia e luce, tra proporzioni e dettagli, tra pieni e vuoti, nella ricerca dell’unicità delle forme. 
Molti degli arredi nascono dalle nostre mani e dai nostri disegni, perché crediamo che l’armonia si costruisca nella coerenza di ogni singolo elemento.

La cura dei dettagli è un tratto distintivo del nostro lavoro: crediamo che la qualità di un ambiente risieda nei piccoli gesti progettuali, nelle proporzioni.

Il nostro team è una famiglia creativa, appassionata, legata da entusiasmo e da un senso di complicità intellettuale che si riflette in ogni scelta. In studio si respira serenità, curiosità, desiderio di bellezza intesa come ricerca di una felicità interiore nel vivere gli spazi creati.

Per noi l’architettura è molto più di un mestiere: è un modo di vivere e di pensare, un viaggio continuo che ci nutre intellettualmente e ci regala ogni giorno nuove prospettive sul mondo.

Alla base di tutto, la nostra complice curiosità.



Riccardo, perché faccio l’architetto
Sin da bambino ho sempre avuto una grande passione per il disegno.

Disegnavo di tutto: paesaggi, oggetti, personaggi fantastici. Il foglio bianco era il mio mondo, il posto dove potevo dare forma a ciò che immaginavo. Mi affascinava l’idea che qualcosa nato su un foglio potesse diventare reale. Quando disegnavo un robot, ad esempio, speravo di poterlo vedere un giorno costruito davanti a me, in carne, ossa e metallo. Con il tempo, quei robot sono diventati qualcos’altro: non più macchine, ma case.

Ho capito che quello che davvero desideravo era dare forma a spazi reali, luoghi in cui le persone potessero vivere, sentirsi protette e accolte.

Per me, essere architetto significa questo: trasformare un sogno in uno spazio concreto, rendere abitabile un’idea, costruire emozioni fatte di luce, materia e proporzioni. Ogni casa che progetto è come un disegno di quando ero bambino che prende finalmente vita. Dare una casa alle persone è un gesto importante. Significa regalare loro un luogo dove ritrovare se stessi, dove condividere momenti, costruire affetti, vivere la propria intimità familiare.

Forse è per questo che faccio l’architetto: per continuare a costruire sogni, come facevo da bambino con i miei fogli e i colori di mio padre.

Solo che ora quei sogni si possono davvero abitare.

Claudia, il mio percorso verso l’architettura
Il mio percorso non è stato lineare, almeno non nel senso tradizionale. Non ho intrapreso fin da subito gli studi di architettura, ma col tempo ho capito che il mio sguardo e la mia sensibilità mi conducevano comunque lì, dentro gli spazi abitati, tra i colori, le luci e le materie che danno vita a una casa.

Credo di aver avuto, sin da bambina, la capacità di percepire la bellezza degli ambienti. Quando entravo nelle case degli amici dei miei genitori, restavo affascinata dagli oggetti, dalle atmosfere, da quei dettagli che rendevano ogni luogo unico. Era come se potessi “sentire” la storia di una stanza, come se intuissi ciò che le persone desideravano per vivere bene il proprio spazio. Oggi questa sensibilità è diventata parte del mio lavoro.

Sono socia dello studio di architettura che condivido con mio marito, architetto di professione.

All’interno dello studio mi occupo della scelta degli arredi, dei materiali, dei tessuti, dei colori: tutto ciò che contribuisce a dare calore, armonia e identità a un progetto.

La nostra felice e proficua collaborazione, é alimentata da un confronto continuo e costruttivo. Le nostre giornate sono fatte di dialogo, schizzi, appunti sparsi, confronti - a volte anche intensi - sulle idee che si intrecciano. La quotidianità diventa la nostra fonte di ispirazione più autentica: osserviamo, discutiamo, costruiamo insieme.

Forse non ho seguito il percorso tradizionale per arrivare all’architettura, ma oggi so che ogni passo “sul campo” è servito a formare il mio modo di guardare e di capire gli spazi.

E questa è la mia forza: riuscire a immaginare, con empatia e intuizione, le case che le persone desiderano come se fossero sempre esistite dentro di loro.
Agnese Calissano Architetta
Veronica Papetti Architetto
Agnese Clavarino Architetta
Elena Busoni Architetto